Il perineo: meglio prevenire


Nonostante siamo nel ventesimo secolo e si pensa di essere mentalmente aperti, gli argomenti “tabù” esistono ancora ed uno di essi è senza dubbio quello connesso alle problematiche della sfera intima-sessuale.

Il termine “tabù” è stato introdotto in Europa nel 1777 dall’esploratore inglese James Cook, espressione polinesiana che sta ad indicare il divieto di toccare o nominare ciò che è sacro o impuro. Ogni cultura ha i propri tabù, soprattutto in ambito religioso e nella codifica dei comportamenti sessuali. Per estensione il termine indica anche la difficoltà a parlare di certi problemi medici inerenti per esempio al pavimento pelvico in ambito uro-ginecologico e sessuologico come l’incontinenza urinaria o il dolore sessuale. I soggetti che soffrono d’incontinenza urinaria nel mondo sono più di 200 milioni, in Italia circa 4 milioni con punte di 25-30% fra gli over 50. Di queste solo il 20% trova il coraggio di parlare con un professionista per chiedere aiuto mentre l’altro 80% nasconde il problema restando in silenzio e perdendo poco per volta la fiducia in sé, l’ autostima e la propria vita sociale. Le patologie del pavimento pelvico e ciò che riguarda la sfera sessuale più intima sono “tabù che non siamo ancora riusciti a debellare. Ancora oggi rappresentano un segreto da non rivelare a nessuno, neanche al proprio compagno o all’amica del cuore. Si stima che nell’Europa dei 27 paesi oltre 36 milioni di persone soffrono d’incontinenza urinaria, il 60% sono donne ed il numero delle persone colpite è in costante aumento per l’allungamento della vita media. Questa condizione molto spesso viene vissuta come una normale conseguenza dovuta all’avanzare dell’età o di patologie che spesso la causano (come diabete, obesità, infiammazioni vaginali e uretrali, interventi chirurgici pelvici ect..). La fondazione italiana continenza ha commissionato una ricerca dedicata all’incontinenza urinaria fatta su un campione di 3000 soggetti tra i 18 e i 70 anni in tutto il territorio, dai dati della ricerca emerge che il problema interessa il 7% della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 40 anni, mentre nella popolazione più anziana (55/70) la percentuale raggiunge il 10% ed in minima parte nell’uomo (2%).

Dalla Federazione Italiana Società Urologiche (FISU) emerge che prolasso genitale, incontinenza urinaria e disfunzioni sessuali colpiscono in Italia circa 5 milioni di donne dai 30 anni in su. Anche le donne che lamentano disfunzioni sessuali con dolore molte volte non hanno il coraggio di parlarne con nessuno perché il sesso ancora oggi viene vissuto come qualcosa di imbarazzante, se non addirittura “sporco” portandole a chiudersi in sé stesse con grande insoddisfazione e con gravi ripercussioni sulla coppia. Oggi il dolore cronico colpisce il 15% delle donne in età fertile e la percentuale sale fino al 44% in donne in menopausa. Le possibili cause di disfunzioni perineali possono essere la gravidanza, il parto, la menopausa, il sovrappeso o l’ obesità, la tosse cronica, la stipsi, le attività pesanti e sportive, l’ età e la chirurgia pelvica. Malgrado l’elevata incidenza di queste patologie ancora oggi i problemi inerenti al pavimento pelvico sono un tabù per moltissime donne ,il desiderio di non voler parlare di questo disagio nasconde un senso di profonda vergogna che non riesce ad essere superato. Comunque se da un lato le stesse tendono a rimanere un gran segreto, dall’altro necessitano di maggiore informazione che permetta di affrontare più spesso di quanto non accada oggi, un tema così delicato, spiegando le caratteristiche della patologia (segni, sintomi, fattori di rischio…) ed indicando i possibili interventi preventivi e terapeutici.

La prevenzione e/o terapia si basa sulla rieducazione perineale con chinesiterapia, biofeedback ed elettrostimolazione, farmaci e in alcuni casi la chirurgia. Bisognerebbe quindi contribuire alla sensibilizzazione della popolazione di tutte le età con campagne informative sull’argomento affinchè questi problemi non rimangano più sconosciuti ma possano emergere ed essere considerati importanti al pari di altre patologie portando tutte le donne che hanno bisogno e soffrono o che vogliono prevenire l’insorgere di queste problematiche a rivolgersi ai professionisti competenti senza più alcuna paura, imbarazzo e vergogna. Nello stesso modo sarebbe altrettanto importante sensibilizzare tutti i professionisti sanitari per far si che il problema venga riconosciuto e non sottovalutato.

A cura della Dott.ssa Maura Tenni – Ostetrica libera professionista di Brescia

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